Maggio 15, 2008 di mutaforme

Raggomitolata, chiusa, rivolta all’interno
ripercorro giorni, mesi, anni.
Attimi di gioia pura, piccole perle lucenti.
Giorni tristi, lunghi, di solitudine.
Sento la “sua” essenza allontanarsi,
dissolversi.
Sento una parte di me sciogliersi, scomparire
e allora mi aggrappo ai ricordi,
me li rigiro nella mente
come piccoli pugnali aguzzi,
chiedendomi con insistenza
se riuscirò a trovare un nuovo senso
a questa vita vuota.
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Maggio 14, 2008 di mutaforme

Questo dolore sordo, costante, il vuoto dell’assenza.
Minuti che sembrano ore mentre le lancette si muovono lente.
Un peso che mi schiaccia verso terra, che mi annebbia la mente. Sbatto le palpebre per impedirmi di visualizzare attimi. Trattengo il fiato per non inalare quell’odore che mi si è impresso dentro le narici, dentro l’anima.
Echi di parole, di risate.
Temo che la Sindrome di Stoccolma si stia impadronendo di me. Continuo ad amare il mio “aguzzino” chiedendomi se anche il piuttosto non sarebbe stato meglio del nulla.
Io, che ho sempre rifiutato il “piuttosto”.
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Maggio 13, 2008 di mutaforme
Si rincorrono i pensieri e lasciano tracce di colori, odori, sensazioni. Piccoli coriandoli, piccole scie luminose.
Silenzio dell’anima che cerco di ottundere, silenziare, imbavagliare.
Cerco di dormire per non pensare ma il sonno mi è nemico e resto, con gli occhi ostinatamente aperti e un pensiero che mi scava dentro: è finita la condivision di quei pensieri mai confessati neppure a Dio. Ora solo silenzio, accompagnato dallo stillicidio di pensieri che non troveranno più espressione. Un buco dal colore indefinito, lattigginoso, che par volermi appiccicare il cuore e le palpebre.
Vuoto di odori, di parole, di calore. Vuoto.
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Maggio 11, 2008 di mutaforme
Ho bisogno di un angolo, un angolo appartato nel quale rifugiarmi.
Un nido virtuale nel quale poter drenare, espellere, urlare quello che sento.
Ho bisogno di poter piangere quelle lacrime che non so versare ma che premono dentro, scavano e si portano via piccole parti di me.
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