
Questo dolore sordo, costante, il vuoto dell’assenza.
Minuti che sembrano ore mentre le lancette si muovono lente.
Un peso che mi schiaccia verso terra, che mi annebbia la mente. Sbatto le palpebre per impedirmi di visualizzare attimi. Trattengo il fiato per non inalare quell’odore che mi si è impresso dentro le narici, dentro l’anima.
Echi di parole, di risate.
Temo che la Sindrome di Stoccolma si stia impadronendo di me. Continuo ad amare il mio “aguzzino” chiedendomi se anche il piuttosto non sarebbe stato meglio del nulla.
Io, che ho sempre rifiutato il “piuttosto”.
è così e lo sarà per molto, molto tempo.
poi si impara a gestire il vuoto, a riempirlo.
per noi che amiamo la vita è inevitabile.
ma ci sono giorni, ore, minuti, istanti in cui quel vuoto ritorna, inesorabile, a riportarti indietro.
stai tranquilla e respira.
non fare nulla, lasciati attraversare dal dolore.
io ci sono.