Prendo fiato, respiro a fondo e deglutisco piano.
Cerco di assaporare l’aria, densa di profumi, i più disparati. Piove e fa sole, s’annuvola e torna a piovere. Pare che il tempo tenti di rispecchiare il mio umore. Mutevole: Altalenante.
E’ faticoso, si, faticoso. Ci vuole coraggio e costanza. Si cade e bisogna sapersi rialzare da sola: restare col sedere a terra è l’unica alternativa, quindi bisogna rialzarsi.
In alcuni momenti vorrei che una fatina buona mi togliesse la memoria, mi cancellasse i ricordi. Che la mia mente smettesse di svegliarsi, nel cuore nella notte o nel bel mezzo di quattro chiacchiere con chiunque per … ripresentarmi scenari vissuti. Un suono, una parola anche un niente di specifico a volte, riapre il cassetto della memoria e ne esce sempre un attimo. Un momento felice, il ricordo di una risata che risuona nell’aria, un tocco delle sue dita, un modo di dire particolare.
E’ così difficile combattere con tutto questo. E’ difficile concentrarsi sul NON pensare, sul NON ricordare. A momenti pare impossibile, superiore alle mie forze il pensare che non sarà più così. Mi pare che la terra si apra in una immensa voragine, nella quale mi ficcherei a capofitto, volentieri.
A tratti mi chiedo quanto sia giusto e a cosa serva restare arroccata alle mie convinzioni, al mio volere tutto o nulla, anche se il mio tutto prevede delle relatività. E’ il tutto per me non il tutto in assoluto.
A tratti mi chiedo se questo esser dura non faccia del male solo a me stessa. Probabilmente è così, anzi quasi sicuramente. Allora mi ribello e mi ficco un sorriso in faccia e allargo gli occhi Quegli occhi che i ricordi fanno restringere seppur di poco, quasi a volerli afferrare quei ricordi, a non volerli lasciar scivolar via.
La notte abbraccio un cuscino con una federa blu che non conserva più il suo odore. Si è già stemperato, così come si stempera un rapporto stanco, che non siamo capaci di far vivere. Che non sono stata capace di far vivere.